Archivi del mese: marzo 2012

Pianino

Pianino

s’adagian all’aria

sottili note a rullo

s’immergono dentro

per incontri per caso di gente

che su labbra hanno scritto

parole che t’amo;

come lame da taglio sì rase,

fendenti d’affondo in amor

fin quando

son mani di fata

a carezza come di nota

nell’aria

il suo cuor sana dolor.

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La Battaglia

John Steinbeck 

Franklin Delano Roosevelt—-  Neew deal

L’America epica e violentata della depressione e del New Deal

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Neew deal

 Franklin Delano Roosevelt

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Send In The Clowns

Isn’t it rich, are we a pair
Me here at last on the ground
You in mid-air
Send in the clowns
Isn’t it bliss, don’t you approve
One who keeps tearing around
One who can’t move
Where are the clowns
Send in the clowns
Just when I’d stopped opening doors
Finally knowing the one that I wanted was yours
Making my entrance again with my usual flair
Sure of my lines
No one is there
Don’t you love a farce,
My fault I fear,
I thought that you’d want what I want
Sorry my dear!
But where are the clowns
There ought to be clowns
Quick send in the clowns
What a surprise,
Who could foresee?
I’d come to feel about you
What you felt about me?
Why only now when I see
That you’ve drifted away?
What a surprise…
What a cliche…
Isn’t it rich, isn’t it queer
Losing my timing this late in my career
And where are the clowns
Quick send in the clowns
Don’t bother, they’re here

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Labbra

Salse labbra di stagione

si spengono come

san far fiumi al letto estate al sole,

quando ancor arse e rosse e pronte,

s’aprono ogni dì alla ventura,

paziente attesa ,

che la frescura se le porti seco e

 poi le baci a

 rinverdir quel fiore di cactus sì bello.

 Speranza di donare sua bellezza il tratto suo,

quanto carnose, e

 a se stesse il piacere a darsi e riscaldare.

Darsi loro,

 sol una sola notte,

 al Colibrì danzante becco lungo il succhio al fiore,

pur sapendo ,della sua sorte e fine,

che  mattin l’attende.

 Voglie e desii presenze,

 che temporal provveda, e

 rosso plachi di quelle labbra il segno.

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28 marzo 2012 · 9:40 am

Quararati D’austu

Quararati d’Austu

Quannu sunnu chiusi casi e chiesi
E n’ta li strati si pò furriari a nura
Sentiri si po lu gelsominu .

U cauru d’austu puru avannu
Sa piglia cu li vecchi anzianuliddi
E a chisti ca di dormiri un ci po
Si miettunu a vintura o finistruni .

Hannu fortuna sti gintuzzi antichi
Di viriri passari li fantasmi
Ca furunu cristiani abitatura
Di dda contrada o chidda agghiri dda .

Ma quannu spunta l’arba
E i stiddi astuta
Cu la complicità du gelsominu
Si fannu un pinnicuni a vucca aperta
Scurdannusi la notti e li fantasmi .

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Costiere

Costiere

Salmastre scogliere immobili

godono  l’acque marine frangere;

è quel che occhio vede

senza curia aver, perchè,

quasi a meraviglia sciacquati scogli e spume.

Statue non vedono ma solo rupe e schiume.

Ma chi d’amor si ciba

altri son suoi di occhi per guardare

vedon la musica e odono

tramonti del sol

quando invade  cuore.

Anche la roccia esposta all’acqua

diventa storia

d’un essere vissuto

che continua a farlo con ispirazion

d’amore  o di peccati bui

scritti in libri  di naviganti porti.

Forse il tempo noi ci condurrà

in riva al mar nel bagno del silenzio,

assieme e vicini al luogo,

ci faran parlar d’amore sempre,

in procelle o calme,

o diventar nascosti complici a guardar

giovani figli che al gusto di salmatri scogli

e nell’intimita di corpo spoglio

foga lasciar lascito al desio.

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Margherita

 

 

 

Buonmattino

 

Capolino

or vedo d’un fior

che si gira

a guardar che

un sol raggio di sole

l’investa

e lo prenda;

un serrarsi di mani

e di fiato e

di dolce rossetto

gustarsi la bocca

e il sapore

intrigante

invaghente

infinito

di lei.

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Romanza n°3


Romanza 3

Balzar d’un tratto a fianco
o lento posar le gote mie
a petto caldo p’or sentir
cosa cela il dentro
che pulsa e vibra come
di corde arpa allo scandir
di chiavi di basso o violini
spartiti di note in Mi,
un pizzicar di dita e vita;
sollecito io amo il voltar
altro mio orecchio al suono
sempre allo stesso busto
ed ascoltar parole che
fuori balzan come folletti in danza;
sentirne io già dentro
ma proprio al petto mio
m’assieme del profumo il petto
e del caldo, esso mi porta
allo baciar quei fior fino al suo fondo
fin quando al gusto di trasporto preso
m’oso sempre più e
navigo poi oltre
come d’insieme al piacersi al volo
fin quando la fine lascia il tratto
come d’amanti ad ultimo
lor bacio
come schiavo.

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Campanelle

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http://www.youtube.com/watch?v=IuMv7MG90Bo&feature=player_detailpagehttp://www.youtube.com/watch?v=IuMv7MG90Bo&feature=player_detailpage

Campanelle

Campanelle siciliane
a schiocco di frusta
tintinnio levasi,
suono di danza popolare,
a colori dipinte rosee,
come viso di vergogna
per aver mangiato mela
negata dal padre
quando bocca vuole gustare.
Giocose ,a legacci, variopinte strette
ornano visi e occhi grandi,
come al galoppo groppe
un dimenarsi e battersi penzolanti
legate ad isolante sospensione;
Come di sogno donna
quando di notte sola
porta di stelle al piano
a poterle carpir.
Come desiderio spinto al gioco
il sentir tintinnare quelle
come metalli corde al sogno;
come spinte mani di bambino.
Sentirsi stesse al tatto e al tempo
in sospeso suon campana dondolare;
quando di poi dimentica,
lei,
notte finisce al sonno.
Rannicchiata sotto lenzuolo
pensa e va più a fondo
di quel che passato
nella mente,per la notte fonda;
Era il suo assolo;
quando sua di solitudo lei ratta.
Or, s’avvede e piace ricordare
quanto suo mar e sua conchiglia
ancor v’è dentro
per l’umida salsedine la scia
che lei lascia.

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