Calla

Calla

Presa al volo

come  di tabacco,l’essenza,

scia lasciata da ignaro passante.

Perché, comune volgo,

non sa chi  vive Aracea

non conosce  il libero amare,

del suo profumo, del suo sorriso;

di quelli speciali che  danno.

Non si svincola

d’essa  attacco il suo bacio,

 carnose le labbra che cercano

arma a pasto sentire

il piacere sentirne

quel  calor immerso in tra cuor.

E poi le mani un sorreggersi

assieme due visi bagnati

commossi d’immenso d’amanti

bramosi di stringere avvinghio

bacini bollenti di lave roventi

arpionati voluttuosi  voleri di amore.

Passato di spira,

Calla  scompare,

scomparso suo lume

quand’io continuo a ricerca

con il pianto che dentro di me

lasciato nell’immenso da solo

a dirle di darsi,a me,

ancora

e darmi momenti che  cerco

con tanta passione.

Invano richiesta,mia supplica,
ancora la sento,

svanita nell’aria mi dice

d’essere amante di tanti

per strade e città

disposta a donarsi

vibrante a chi conosce d’amare.

Nell’aria profumo,

Aracea colore di fiore dipinta.

Com’esso, aperto,

fiorito vestito di bianco

con dentro  pistillo

provocante in amor.

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