Archivi del mese: ottobre 2012

Segnali di fumo

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Segnali  di fumo

aprire mio cielo

guardare profondo mio blu

vago,monotono,

secco,silenzioso,

arido;

sperduta immensità

dov’è dolce spaziare

e sognare,

dove ogni incontro

si tinge nel sogno;

invano,io squarcio quel blu

a scoprire d’un cirro

d’una piccola bianca

di nube lassù

non vedo nessuno

che allatta vigore

che dia la fiducia

agli esseri ignari

di quanta importanza

si annida nel cuore

di quelli che vogliono

sentirne calore,

seppur presenze

d’essenze profumi

di fumi in odor.

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Tramonto

 

 

Tramonto

Or che tramonta  il sol

esco dal mare

lasciata muta

tra la rena piaggia

riposo le mie membra

all’acqua intinte

e lascio che,

sol restante,

m’asciughi e mostri sale

su di me;

all’or m’assale sogno

paverti me tenuta

dentro il cuore e petto

non tanto al gioco

e nianche amorar diletto

ma solo per affetto

come t’avessi ,già,

cara parente,

molto accomunata nel presente.

Ma or,ritorno a dire,

quanto la mia voglia,c’è,

è fatta avanti:

ho voglia averti qui

seduta accanto

per esser ora io

trastullo tuo;

ho voglia delle tue carezze amare

ho voglia che mi guardi e poi mi baci

ho voglia di sentirti più che mia

e di sentire mia salsedine svanire

sotto il gusto tuo a condir di pasto;

lasciandomi ora ignudo

a tua mercè

lasciandomi nel corpo

ch’io non possa

scordarmi tanto presto

mai di te.

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Naufragare

Naufragare.

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Naufragare

Naufragare

Da risacca preso e

dalle Oceanine ninfe

cullato tra spume

lascio me travolgere dall’acque

a culla tua

mentre t’avvicendi

da poeta al canto

lasciando l’ore mie

riflusse al bagno

che possano udir

tuo lamento stanco

pel piacer che nego

mia presenza

e il corpo e l’alma.

Scorgo,or, a dolor,

a convinzione

che detta procella

non fu mai

delle nereide ancelle

ma solo tua d’amor tempesta

e l’acque non di  Doride

ma sol tue,

vederle uscire

dall’orbite oculari

a fiotti e a fiumi

un lacrimar 

ch’ancor porta sgomento

se non per calma resa

dal poeta canto

lasciarmi dentro

a quei desio di baci

all’armi,al petto e al fianco.

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Calpestio

Calpestio

Giustificate presenze,

origine di parvenze

senza volto,

girano silenziose

urtano apposta popoli;

ufficiali notturni che vigilano

quelle menti che

rinvengono.

Esse

straziano grida

d isolamenti,

consce d’aggressione al fare.

Emergenti,emergente

dettate da rifiuti

che appartano anime

al dolor  di cuore stasi

per nulla emozione più provare,

perchè l’assenza ha dettato fato,

pel fatto di sentir

l’amore a sete

di bere quel licor che

placa voglia,

dimenticar ora e sempre

ti tracannar cicuta a forza

e sentir l’amarezza della vita.

Si sentono ora quelle menti

al viaggio date, senza ritorno,

e accettano lo scambio del favore,

non fosse vero amore,

ma un fatto di fisico trastullo

che al fin lascia solo

quell’amaro in bocca,

non avendo sentimento conosciuto.

M’oltre a sentir gravar

quei lor peccati,dubbi:

in coro tanta gente,

tali anime delude,

perchè  d’essi 

ne ruba anche lor cuore,

gittando lor giudizi

a destra e a manca,

quasi un calpestio,

di folla in strada,

ove ormai,

niuna lor parvenza vista

poi che

non v’è niuna alma e

niuno amor,che brama.

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