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Putti

Putti

Putti danzano
su crespate onde
ov’è pensiero di donna
che si avviluppa lontano
come esule su piaggie deserte
il girovagare alla battigia
cercare ancora orme di corpi
d’amanti freschi d’amor,
invan ritrova
che perdute tra flutti di risacca.
Musiche spingono ancora
esserini ignudi a danza
a far sognare giovinette amanti
del gusto che fa l’amor
che non sia di madre
ma di maschio amore
cara mia signora
che or si pone al limbo
quale anima pura
ma ancor aver desio
di tastar peccato o esporsi
come putto ignudo
mercè di desiderio d’altri
quale il mio a poterla scottare
con le voglie mie
non considerare il desio
quanto in notte sia
e solo nel sogno di sonno
accompagnarsi poeta
a ritmo di animate parole
almeno ridestare
quel suo tempo
che mai fu lasciato al caso nell’oblio
ma regalato a me, povero io.

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4 dicembre 2012 · 6:45 pm

Carpe Diem  

Carpe diem

Armato d’amore

colgo attimo fuggente

ch’or mi passa al lato

come d’intento al gioco

complice intreccio

di quanto ancor manca riscossa

per troppo preso da flusso

che vita impone al vivere dei dì.

Vivo per quel che vive

un veloce tratto di parole

che dettate al cuore danno

calore d’umano vero.

Allorquando al balzo palla

bambin  mano protende

a catturare sfera

felice ha gli occhi

anche se palla muta non confida

ad esso sua  riconoscenza.

Egli la stringe a  sè occhio felice

la porta in petto e farla sua

per sua risposta sempre  pronta al gioco.

L’avrà in vista e ci giocherà

la farà balzar ancora tante volte

fin quando perderà la mano al balzo

perché  altro braccino steso

l’avrà a lui rapita.

Carpe diem (Quinto ORAZIO Flacco, a Leuconoe, Odi, Libro Primo, II)

Tu ne quaesieris, scire nefas, quem mihi, quem tibi
finem di dederint, Leuconoe, nec Babylonios
temptaris numeros. Ut melius quicquid erit pati,
seu pluris hiemes seu tribuit Iuppiter ultimam,
quae nunc oppositis debilitat pumicibus mare
Tyrrhenum: sapias, vina liques et spatio brevi
spem longam reseces. Dum loquimur, fugerit invida
aetas: carpe diem, quam minimum credula postero.
Tu non cercare di sapere, è sacralmente vietato saperlo, quale destino gli dei abbiano assegnato a me e quale a te, Leuconoe, e smettila di interrogare i calcoli babilonesi. Quanto è meglio sopportare ed accettare qualunque cosa accadrà!,
sia che Giove ci conceda di vivere molti altri inverni,
o solo quest’ultimo, che ora stanca il Tirreno infrangendolo contro le opposte scogliere: sii saggia, filtra i vini e nel breve spazio della vita tronca la lunga speranza. Mentre parliamo, ecco il tempo geloso sarà già fuggito: afferra il giorno che passa, fida il meno che puoi nel domani.

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6 febbraio 2012 · 10:34 am

Carezze

Carezze
 
Supino capo al grembo
attarda tua visione
per scoprire ancor la parola
il moto
gli occhi e il sorriso
che mille luci e
di stelle o di sole o di luna
mai potranno portare all’eguaglianza stasi;
rubare dal tuo viso il tuo parlare
prendere dalla tua bocca quel calore
come, raccolto, petalo di rosa
sentirne la carezza
del tuo viso al mio poggiato
come donna mia e solo mia
quando tutta ti doni a fonderti
totale.

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