Archivi del mese: novembre 2012

La pelle dell’orso “personalmente”

Sia ben chiaro,la mia ,di pelle,non è di facile conquista.So d’esser difficile al masticar mandibola,non è di tutti nè per tutti mio il pensare e il verbo;esso si mostra poco per chiarezza a volte strano ma di gusto giusto che vuole dimostrare quanto caro sia, giusto un momento meco innamorare.

 

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Essere

 

Essere

 

Tatuata rosa,

quale colore la pelle,

il tuo nome barbaro

se riccioluta o liscia

chioma al vento.

Amore d’alcool  intriso,

che presto svanisci al bacio

riprendendo le tue di prima

come assente e senza cura

incognita proposta sconosciuta.

Ora ancor te vedo

aprirti come notturno fiore coperto

o mattiniero pronto al dono

aperto al gioco dell’invasiva vespa;

poi sparire ancora

tra vento duro d’ali.

Poco importa

quella che tu sei

giovane donna o più di essa

non ho nullo dono farti

di quello ch’ancora vive in me

nullo

di quel concreto

d’affanni

che notte oltre consiglio

d’insonnia ti fa sua a desio.

Voglio,al vero ,di te,

per motivo dare a riconoscenza,

che continui a regalarmi

il profondo tuo

di quel che tu celi a segreto,

te  con te.

Poterti io portare nella mente

p’avermi come Dio considerato

a confidenza come preghiera

e amor.

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Personalmente

Immagine

Cominciare è un rivoluzionare.Cercare il motivo di questa rivoluzione è lecito; volersi è vedersi, pur triste che sia; è necessario analizzare il comportamento di altri,forse, serve a scaricarsi di pene, per quanto nessuno scrupolo si fosse preoccupato della tua difesa, a favore,magari involontariamente di un egoismo per propria difesa a prescindere da qualsiasi affetto.

Comunque,incontreremo figure realmente esistite che devono essere ricordate; periodi storici

di particolare interesse.

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Rovente

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Rovente

Quanto m’è cara
la voce che in me m’eca
dentro l’antro ove
sbatte contratto or espanso
flusso rosso,il cuore.
Quasi un fuggir da stallo
per seguir quella calda palabras
che per primo me intenerisce
per poi scottar tal forte
venir per desio di averti
come ora  e ovunque prenderti
dove pur anco  con
non più lecite sfacciate pose
per il serio che si cela
causa del tempo antico
già passato.
Or sotto la pioggia sentire
di te sempre tuo corpo
lasso al desio la voglia,
or sotto campana d’una chiesa
or sotto l’onda fredda settembrina
che mar d’agosto scorso lascia
bagnarci ignudi e dati a schiume
lasciate da bocche amanti
qual Proserpini sbandate
d’onde bianche.
Poi continuar d’amache amplessi;
lasciar che la corrente noi
trascini a sito di silenti voci,anco tranquilli
ove v’è amore pronto
e il tutto per ricominciare.

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Passaggi

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Passaggi

 

 

Frastagliate coste d’oceano

violente onde lanciate dai venti

risacche come bocche di mostri

che sembrano respirare

inghiottire di volta in volta

come annaspo di naufrago

schiume bianche mostrarsi silenti

come  ingrassate dal sale marino;

smarrirsi con il tempo

spostarsi volanti di pensieri

alla ricerca di verità di sé.

Ormai perdute speranze

lasciano il corpo bello

di una volta quando spartano;

Rovisto ancora cerco lacrime

da versare su gote calde

imbrogliate con baci;

So di trovarti ancora

Ninfa natante

cavalcare onde

come da risacche offerte

sento del mare in te il suo profumo

voglia tua nell’ accettare il mio

or  fondere ancor di lacrime coi flutti;

ed io pronto che bevo l’acque tue

perder respiro come io di naufrago l’affogo

sentirmi sopra

un fruscio di sete, fosse schiuma;

quando tu calmi bassa di marea

farmi cullare in seno tuo e in tuo ventre

sentir ancor la concezione tua

giacere consolato coi tuoi baci.

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Oneste

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Oneste

Nebbie di tempo

offuscano percorsi

già tortuosi e nodi

con gnomi e ninfe spettatori

di corridori senza calzari

che cercano come formiche

di fuggire da incendio e maltempo.

Or quanto l’amore è fiuto

quando vampe divorano

e l’areo fiume fumo cuoce

calde gote come febbre

che ricercan forze d’energia

e braccia al collo buttate

come prima volta dolci

le carezze e tremuli baci

quando emozione genera sorriso

accogliente impaccio

strappate coperture per desio

venirmi incontro

dimentichi d’un presente

senza mai fine.

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Tizzoni

http://youtu.be/dyPip_-qJRs

Consunti tizzoni sperano
il ravvivare vampa
avvolti in ceneri e resti
ora forti o deboli
si spezzano
memori del verde linfa avvolti
braccia della grande madre
a sentire i venti e stagioni d’essi
e di natura viva:
trapassati
o a sorreggere quei che stanchi al volo;
ch’ora si danno al canto.
Ingrato è il tempo quando
ripone all’oblio materia e credi
a lasciar che l’altri nuovi
coprano il vecchio legno
a stagionare al secco
all’uopo a servir:
di legno lento a consumar inverni
e culle riscaldar e mani stanche
focolare luce a scoppiettar faville
quando al muro ombre danzanti
vogliono a vista procurar fantàsie
o ancor dei perduti cuor d’amore
ognor colmi a donar come fanciulli.
Consunti e a sol cenere ridotti
sparse all’àreo vento
vivranno ancora scontrandosi
con tibie resti o altro
a formare l’eco che diventa amor

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Generation

Generation

Voluttuose gonne

spinte strattoni

inganno volgare

di giovani leve;

occhi giovani,vaghi riflessi

smarriti sul buono bambine

che tiran lo sguardo a figure

a viaggiare per caso anche lì.

Assieme a vederci, comunque;

importanti momenti di vita

scandiscono l’ore,  per noi,

di tante stagioni vissute,

per loro, le gonne,

brutture di vecchi

che sembrano chiedere ancora

col vizio che loro fa stanchi;

rossetti portati e leccati

quei rosso che intima bacio

sbiaditi quei toni e colori

hanno perso lo scatto di verde,

retine sul viso eleganti

no s’usano più;

sol moda,moderna sfilata

richiama la veste che fu

a tirarle ancora,per giuoco,

in quel tragico giogo

poi lasciate in disuso

in armadio per sempre poi chiuso.

Or vicino alla bimba

strattata vogliosa

Amore e Cupido

sostan gli occhi di tanti

che muti si guardan

si parlano ancora ricordi

si vedono tanto parenti

quegli occhi

si amano forse e non sanno

quanta gioia parola che porta

che serena la notte che affrontan

quando spoglie sul letto,figure,

campanello che suona grazioso

invogliando lor disio ch’è l’amor.

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Tutto un cercar confuso al buio mai d’oggetto alcuno,ma solo,poter trovare tua carezza quando a stringere la mano me la baci al sonno infusa.

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